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Assemblea di Bologna. – Bellucci: “Sulla riclassificazione dei Comuni montani chiediamo regole chiare, risorse e coesione istituzionale”

5 Luglio 2026

L’8 luglio prossimo, con iniaio alle ore 10,30, si terrà a Bologna l’Assemblea nazionale promossa da Uncem presso l’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna, in via Aldo Moro 52.

Sindaci e amministratori di tutta Italia si riuniscono per contestare i criteri del nuovo elenco nazionale dei Comuni montani (Legge 131/2025). Molti enti storicamente montani sono stati esclusi, subendo un declassamento che rischia di penalizzare i servizi e i finanziamenti per i territori.

L’obiettivo dell’assemblea è condividere azioni comuni e fare fronte unito, dopo la recente firma di un patto regionale tra l’Assemblea legislativa e Uncem per lo sviluppo dell’Appennino.

In vista dell’Assemblea di Bologna, Uncem Lazio rilancia la necessità di una revisione della norma sulla riclassificazione dei Comuni Montani. Una norma che sia condivisa, superando logiche discriminatorie tra Appennino e Alpi e riconoscendo la realtà delle aree interne interessate da diseconomie, abbandono e spopolamento.

 “Non servono scienziati, se i criteri da applicare sono altezza e pendenza, per capire che la riclassificazione dei Comuni Montani premia i territori alpini rispetto a quelli appenninici. Serve onestà intellettuale, invece, nel riconoscere altri criteri, cioè i Comuni interessati da diseconomie, abbandono e spopolamento”, afferma Achille Bellucci, Presidente di Uncem Lazio. “Basta contrapposizioni sterili: il tema riguarda l’intero Paese e tutti i piccoli Comuni.”

Ecco i punti chiave e le richieste che Uncem Lazio intende portare all’attenzione degli interlocutori in occasione dell’Assemblea Nazionale di Bologna:

 

  1. No a riforme senza risorse, sì a un riconoscimento vero
  • Ogni riforma priva di risorse aggiuntive è uno spreco di tempo e una “fregatura”. La legge 131/25 non ha portato fondi nuovi, ma solo sottrazioni e ridefinizioni. Al contrario, la legge 158/17 ha finalmente posto al centro i PICCOLI COMUNI, oltre 5.350 realtà sotto i 5.000 abitanti, aprendo la strada a soluzioni concrete contro criticità strutturali e spopolamento.
  • “Riconoscimento” dei Comuni montani deve significare diritti e strumenti, non titoli simbolici.

 

  1. Classificazione chiara, trasparente e stabilizzata
  • Dal 6 ottobre 2017, con cinque Ministeri coinvolti, è stato avviato un percorso per definire aree interne e Piccoli Comuni con criteri oggettivi (dissesto idrogeologico, spopolamento, subeconomia ecc.). È tempo di concluderlo con una norma organica che includa l’elenco dei Comuni montani.
  • Evitare provvedimenti “spot” che disperdono risorse e creano confusione. La classificazione deve poggiare su dati demografici e territoriali solidi, aggiornati e verificabili.

 

  1. Un metodo istituzionale corretto: Conferenza Unificata e ruolo di UNCEM
  • L’iter della 131 si è inceppato quando si è discusso dei criteri di classificazione: il Parlamento è stato espropriato su una parte decisiva affidata al Ministro e al Sistema delle Conferenze, senza un adeguato coinvolgimento dei Comuni montani.
  • Serve un accordo chiaro in Conferenza Unificata tra Regioni e Comuni, con UNCEM parte integrante del tavolo. Nessun “trattamento di serie B” per la zona montana.
  • “È incomprensibile che UNCEM sia rimasta fuori da un passaggio così decisivo,” sottolinea Bellucci. “I Comuni montani vanno ascoltati mentre si definiscono regole che li riguardano direttamente.”

 

  1. Stop a tagli mascherati da riforme
  • I tentativi di “risparmio” lineare sui Comuni montani, spacciati per efficientamento, hanno mostrato subito i loro limiti e rischiano di scaricare costi sociali e ambientali maggiori sui territori.
  • “Ridurre oggi significa pagare domani in spopolamento, dissesto e perdita di servizi essenziali,” aggiunge Bellucci.

 

  1. Dal confronto alla concretezza: cosa chiediamo a Bologna

Un decreto di riclassificazione che:

  • definisca criteri univoci, trasparenti e stabili per i Comuni montani e le aree interne;
  • preveda una dotazione finanziaria dedicata e pluriennale per servizi, mobilità locale, digitale e prevenzione del dissesto;
  • istituisca un monitoraggio annuale con indicatori misurabili e aggiornamento triennale delle liste.
  • “Proponiamo un tavolo operativo permanente con scadenze trimestrali,” conclude Bellucci, “per non disperdere altri anni tra elenchi, rinvii e norme parziali. La montagna non chiede privilegi, chiede equità e coesione.”

Nella prospettiva delle precedenti richieste ecco cosa farà Uncem Lazio

  • Presentazione di un dossier tecnico con dati demografici, infrastrutturali e socio-economici dei piccoli Comuni laziali.
  • Avvio di consultazioni con Regione Lazio, Prefetture e ANCI per una posizione comune in Conferenza Unificata.
  • Supporto ai Comuni per progetti su servizi di prossimità, banda ultra-larga, mobilità a chiamata, gestione forestale attiva e comunità energetiche.
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